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Appunti di secoli fa

trovati su un vecchio cellulare e mai copiati... molti senza data. - Tengo tutto forte e dentro... come quei padri di famiglia vecchio stampo... quelli che nei film vedi che pranzano seri e in silenzio e che non diranno mai il perchè. - Sul treno PG-RM ore 19,30 Che poi non è colpa mia se mi hanno messo le ali sul naso e mi sono collassate. "Hai un buon profumo", mi ha detto quel bambino in sogno... e grazie a quello si è calmato. L'esperimento sulle scimmiette che preferiscono la mamma di pezza alla mamma metallica che però dispensa latte mi ha stupita. - (sulla setta) La vita è una e voglio vedere poi che te ne farai... "Ma come si fa con una famiglia così?", mi hanno detto che abbia detto una frase così indicando i suoi bambini, pure loro con una vita e basta, come a dire "non vedete che angioletti? come potete pensare che sia possibile una cosa simile?". La sagrada familia, intoccabili, la mafia life. - Appunti di creazioni: Spilletta, meglio s...

Mendace

Mendace , come quando mi hai detto che era così che funzionava, come tutta l'arte che ti sei inventato nel portarti dietro tutti, il redentore della più facile delle fragilità. Fortunatamente ho imparato che non è il tempo che cura tutto ma l'introspezione, il coraggio e quelle stesse fragilità da curare e a volte riparare con il supremo potere di nessun altro che sè.

Blog in ristrutturazione

Nel passaggio dalla piattaforma Splinder a quella di Blogger molti post sembrano essere scomparsi, altri sono doppi, molti commenti sembrano persi... mi servono un paio di giorni di tempo libero e con l'aiuto di W. confido nel miracolo di recuperare il tutto.

Blog in trasferimento

Splinder sta per chiudere, dunque sto trasferendo il blog altrove. Abbiate pazienza. Molta.

home sweet home

Torno a casa. Dallo scorso anno tante cose sono cambiate. Dicevo "dove la casa sei tu" e oggi posso quasi aggiungere "dove in casa ci siamo noi". Io + Tu.

-Lovelovelove! -E che vor dì?! -Amoreamoreamore

E lo sfarfallio rigenerante unito alla preoccupazione del non averti nell’esserti accanto… Riprendo il respiro quando mi stacco da te e lenta ricomincio a contarmi i pezzi, ho due piedi, entrambi miei, da ventotto anni. So che sorriderai. So che vorrò vederti il prima possibile al mio rientro, “mi piace la notte, perdo treni”, nel bisogno tattile di stringerti quando il tuo sorriso spazza via quello che resta dell’opportunità di poterti in qualche modo ancora evitare. Per quanto lontana possa essere io, sei diventato inevitabile dentro di me, presente come il tatuaggio sul lato opposto della cicatrice, mai casuale, neppure nel delirio contrapposto. Vado a vedere un nuovo mare, forse imparerò qualcosa di nuovo, certamente conserverò la voglia di scoprirti in ogni nuovo giorno trovando la combinazione giusta delle cose da portare via con me e si avvicina anche la via d’uscita che mi riporta a casa, dove la casa sei tu.

Ristrutturo la mia mappa.

Ristrutturo la mia mappa per ampliare il mio territorio. 03-08-10 (23,19) Sul tram del ritorno. …tanto siamo asincroni nel bisogno di comunicare e in quello c’è l’impulso del voler dire e/o la necessità del voler sentire. La metà è posticipabile e procrastinabile, l’altra metà è impellente e se rimandata perde di valore. (23,23) A volte il bisogno è un giocattolo. 04-08-10 (in treno, fermata a Orte) Non è una giustificazione ma ho saputo che sono evitante in quanto C.O.D.A. Stare nella Life Quality Project è stato come stare per tre anni e mezzo in un villaggio turistico con animatori sorridenti e accoglienti, uscire è stato riaffacciarsi al mondo, come quando è settembre e al ritorno dal mare si perdono i contatti con gli amici delle vacanze e si riprende contatto con la quotidianeità. Non la ricordo come un’esperienza nuova questa volontà di sacrificare lacrime anestetizzandomi per prendere distanza dalle emozioni. 05-08-10    (20,00) Ieri ho pensato a come non sa...